Ci risiamo. Se pensavi che il rincaro di gennaio fosse l’ultimo schiaffo, dal 13 febbraio 2026, è arrivata la seconda ondata. Mentre tu cerchi di goderti il caffè, il listino dei monopoli si aggiorna e il tuo tabaccaio di fiducia ti guarda con quella faccia di chi deve darti una brutta notizia: altri 30 centesimi in più a pacchetto.
Benvenuto su Il Punto Critico, oggi analizziamo come la “salute pubblica” sia diventata il bancomat preferito del Governo.
La cronaca del salasso
Non è un caso, è un piano preciso. Con la Legge di Bilancio 2026, lo Stato ha deciso di raschiare il fondo del barile (ovvero le tue tasche).
Ecco i fatti nudi e crudi:
- Terzo aumento in due mesi: Dopo il botto di metà gennaio, oggi tocca a marchi come Camel, Winston e Benson & Hedges.
- Prezzi record: Un pacchetto di Marlboro ormai viaggia verso i 6,80€, e le altre marche seguono a ruota tra i 5,80€ e i 6,30€.
- Obiettivo 2028: Non finisce qui. Il calendario fiscale prevede rincari progressivi fino al 2028. L’obiettivo finale? Arrivare a un aumento complessivo di circa 1,50€ a pacchetto.
La solita ipocrisia: Salute o Cassa?
Diciamocelo chiaramente: la scusa è sempre la stessa, ovvero “scoraggiare il vizio per proteggere la salute”. Ma se lo Stato volesse davvero che tu smettessi di fumare, vieterebbe la vendita. Invece, preferisce che tu continui, ma pagando il pizzo sulla tua dipendenza.
Per il solo 2026, il gettito extra stimato è di circa 900 milioni di euro. Quasi un miliardo che serve a tappare i buchi di bilancio, non certo a finanziare esclusivamente la ricerca oncologica (anche se l’AIRC prova giustamente a spingere in quella direzione).
Il Punto Critico: Stiamo tassando un vizio o stiamo tassando chi non riesce a smettere? La differenza è sottile, ma pesantissima per il portafoglio dei cittadini.
Chi vince e chi perde
In questo scenario, c’è chi sorride sotto i baffi. Il tabacco riscaldato (quello delle “macchinette” per intenderci) per ora subisce rincari meno drastici rispetto alle sigarette tradizionali. Una mossa che puzza di favoritismi verso le grandi multinazionali che hanno spostato lì i loro investimenti.
Chi perde sei tu, il fumatore “analogico”, che ogni mattina si ritrova con meno monete in tasca e la solita voglia di accenderne una per dimenticare quanto costa.
Il Tesoretto del Tabacco: Quanto incassa lo Stato?
Nel 2025, lo Stato italiano ha incassato circa 15 miliardi di euro tra accise e IVA sui tabacchi. Con gli aumenti di quest’anno (quelli di cui abbiamo parlato prima), la previsione per il 2026 è di superare i 16 miliardi.
Per darti un’idea: è quasi la metà di quello che serve per finanziare un’intera manovra finanziaria nazionale. Lo Stato è, di fatto, il socio di maggioranza di ogni pacchetto di sigarette che vendono: circa il 75-80% del prezzo che paghi finisce dritto nelle casse del Ministero dell’Economia.
Il Conto dell’Ospedale: Quanto spendiamo per curarci?
Qui arriva la parte che i governi tendono a sussurrare. La spesa sanitaria diretta (ospedali, farmaci, interventi, chemioterapia) per le patologie correlate al fumo — cancro ai polmoni, malattie cardiovascolari e BPCO — si aggira intorno agli 8-9 miliardi di euro l’anno.
A prima vista, sembrerebbe un affare: lo Stato incassa 16 e ne spende 9. Un “utile” di 7 miliardi. Ma è qui che sta la trappola.
I Costi Invisibili: Il vero “Punto Critico”
Se guardiamo oltre il semplice bilancio ospedaliero, il fumo è un disastro economico. Devi considerare i costi indiretti:
- Perdita di produttività: Gente che si ammala e non lavora, o che muore prima dell’età pensionabile.
- Giornate di lavoro perse: Si stima che l’assenteismo legato a malattie da fumo costi alle imprese e all’Inps altri 10-12 miliardi l’anno.
- Costi sociali: Il carico sulle famiglie che devono assistere malati cronici.
Sommando tutto, il costo totale per la società italiana supera i 20 miliardi di euro.
La Verità Scomoda
Lo Stato non alza i prezzi perché “ci tiene ai tuoi polmoni”. Se ci tenesse davvero, investirebbe quei 16 miliardi in prevenzione seria o vieterebbe il prodotto.
Invece, mantiene il prezzo quel tanto che basta per non far smettere troppa gente in un colpo solo (perché altrimenti il gettito crollerebbe), ma incassando il massimo possibile da chi è ormai dipendente. È un gioco di equilibrio perverso: lo Stato ha bisogno che tu continui a fumare per finanziare la sanità che poi dovrà curarti.

