MAUTO: Viaggio nel Tempio dell’Auto (con uno sguardo nostalgico al futuro)

Il Museo dell’Automobile di Torino, situato sulla sponda sinistra del Po, è un’esperienza sensoriale che va ben oltre la semplice esposizione di veicoli. Fondato nel 1932 e completamente rinnovato nel 2011 grazie all’estro dell’architetto François Confino, il MAUTO racconta come l’automobile abbia cambiato la società, il costume e il paesaggio urbano.

Un allestimento da Oscar

Varcando la soglia, ci si accorge subito che non si tratta di un banale autosalone. Ogni sezione è una scenografia: dalle carrozze ottocentesche immerse in atmosfere sognanti, fino alle gloriose auto da corsa che hanno segnato la Formula 1.

Il percorso è diviso in tre piani:

  1. L’Automobile e il Novecento: Un viaggio cronologico tra le tappe fondamentali della meccanica.
  2. L’Uomo e l’Auto: Un’analisi sociologica del rapporto tra conducente e mezzo.
  3. Design e Futuro: Un approfondimento sulle linee e sull’aerodinamica.

Il fascino dei pionieri

La forza del museo risiede nei suoi pezzi unici. È possibile ammirare il carro di Cugnot del 1769 (il primo veicolo semovente), la mitica Itala che vinse il raid Pechino-Parigi nel 1907 e i gioielli del design italiano firmati Bertone, Pininfarina e Giugiaro. La sezione dedicata al motorsport è un’esplosione di adrenalina, con monoposto storiche che sembrano ancora vibrare del rumore dei motori.

Una lacuna che si fa sentire: dov’è il presente?

Nonostante la magnificenza dell’allestimento, camminando tra i padiglioni emerge una nota dolente. È un vero peccato constatare che la narrazione storica sembri fermarsi bruscamente.

Il visitatore viene accompagnato magistralmente attraverso i decenni d’oro del boom economico e della sperimentazione stilistica degli anni ’70 e ’80, ma poi la cronologia si sfuma. Mancano gli ultimi decenni: l’evoluzione tecnologica degli anni 2000, l’avvento dell’elettronica massiccia, la transizione verso l’ibrido e l’elettrico, o i capolavori di ingegneria contemporanea rimangono spesso fuori dalla porta.

Un museo di questo calibro meriterebbe di mostrare come il design si è evoluto nell’era digitale e quali sono state le pietre miliari dell’automobilismo recente. Questa “assenza” lascia un vuoto in chi vorrebbe vedere il filo conduttore che lega il passato remoto alle auto che guidiamo (o sogniamo) oggi.


Perché visitarlo comunque?

Nonostante questo limite temporale, il MAUTO resta una tappa obbligatoria. La qualità dei restauri e l’intelligenza degli allestimenti lo rendono un luogo magico. È il tempio della nostalgia meccanica, un luogo dove il metallo diventa arte.

Consigli per la visita:

  • Tempo stimato: Almeno 2 ore e mezza.
  • Curiosità: Non perdete la sezione dedicata alla costruzione degli pneumatici, estremamente didattica.

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